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Chiese di Sorrento

Il Duomo

 

Il Duomo di Sorrento

Giusto partire dal Duomo: non perché sia la chiesa più bella, ma perché ‘gli spetta’. Ovviamente.

E quindi: fu tirato su, pare, nell’Undicesimo secolo, ad annichilire l’abominio di un tempio pagano. Greco, e ormai ridotto a rudere. Ma tant’è: meglio cancellare anche i resti.

Preferibile entrare dal portale laterale – quello sul Corso Italia, per intenderci, che fu rifatto nel 1479 – visto che nelle intenzioni originali doveva essere l’ingresso principale. E poi, merita: sull’architrave si leggono gli stemmi di Sisto IV; degli Aragona, re di Napoli; e di un arcivescovo De Sanctis.

Ma tutta la fabbrica è stata tanto rimaneggiata, a partire almeno dal XV secolo, che poco conserva, oggi, dell’originale. La facciata, per dire, è del 1924, radicalmente trasformata in neogotico, con i suoi bravi archi ogivali, il pronao a capanna, i decorativi rosoni. Per facciata intendiamo quella sul lato corto, quella che affaccia sul cortile dell’Arcivescovado, che a sua volta si apre allo sbocco della Via della Pietà, antico decumano.

Interno Duomo di SorrentoComunque, il grosso rimonta al XV-XVI secolo: interno a croce latina, tre navate, pilastri in pseudo-marmo (niente di grave: è usanza diffusa), tele barocche. Spetta una seconda occhiata all’ “Assunzione” di Giacomo del Po, al soffitto del transetto.

Ancor più valgono (per così dire) la pena, ci sembra,  il Trono Vescovile del 1573, accattivante nonostante – o, forse, proprio per il materiale eterogeneo e di recupero utilizzato: dai marmi antichi ai capitelli compositi, alle colonne di giallo antico; e, di fronte,  il pulpito con eleganti bassorilievi, le colonnine in marmo venato, gli essenziali capitelli. Anch’esso del 1573; ed è sempre bello avere qualche data certa. Non è il caso di trascurare nemmeno, giusto sotto il pulpito, la “Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista ed Evangelista”, del bravo Silvestro Buono.

Uno studio meriterebbe l’interessantissima “Natività” che si trova nella cappella del braccio di destra del transetto, e che passa con le più varie attribuzioni a dimostrare che meriterebbe uno studio.

Abbondantemente noto è, invece, il coro ligneo, che è davvero un fiore all’occhiello, come si dice, della tarsia sorrentina: lavoro di grande abilità e finezza artigiana.

Un paragrafo a parte tocca ai marmi altomedievali: in fondo alla navata sinistra una lastra con raffigurata una leonessa (X secolo) dal tratto forte e inchiostrato tipico dell’epoca; e frammenti, del X/XI secolo, con eleganti complicazioni decorative. Queste testimonianze dell’Alto Medioevo non sono così rare a Sorrento, come si può verificare presso il Museo Correale di Terranova e persino per le vie della città: un premio particolare (un bacio accademico, per esempio) a chi individuerà la zampa di grifo che sporge audacemente e perigliosamente dall’angolo di un antico edificio sulla sede stradale.

Campanile Duomo di SorrentoPer gli appassionati di curiosità culturali, il fonte battesimale – nella prima cappella a destra - è quello che nel 1544 offrì a Torquato Tasso l’ingresso nella comunità dei cristiani. Più interessante, alle sue spalle,  un dossale marmoreo del XIV-XV secolo con Apostoli e Santi.

Una volta usciti, non è il caso di andarsene senza aver guardato il campanile, di fondazione romanica (forse dell’XI secolo) il basamento, con colonne antiche, di diverso tipo, riutilizzate. Al di sopra, si alzano quattro ordini abbelliti da nicchie, cornici, archi festonati e molto colore. Tocco raffinatissimo: l’orologio in ceramica, di produzione locale. Si consiglia di andarsi a guardare l’insieme da via Tasso, che è proprio di fronte, in pendenza. Allontanandosi, diciamo, di una trentina di metri.

Marina Limone



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